Domenica 19 dicembre

L’Informazione titola: “Passa la finanziaria – il voto arriva dopo una maratona consiliare di oltre 35 ore”. Innanzitutto bisogna rivolgere a tutti i Consiglieri presenti e alla Reggenza – che ha condotto in modo esemplare la seduta – un elogio incondizionato per l’abnegazione e per la resistenza fisica e mentale di cui hanno dato prova. C’è un unico precedente di una simile performance di durata e risale al 1984, in occasione della discussione della Riforma Tributaria. Alla fine del lungo e impegnativo Conclave, è arrivata la fumata bianca da Palazzo e lo speaker ha potuto annunciare: “Habemus Bilancium”. Cassandre smentite, corvi e sciacalli a digiuno, sfascisti delusi. L’esito della votazione, con 30 favorevoli e 25 contrari, dimostra che il Patto c’è e non si è frantumato sotto le picconate dei contestatori esterni e di qualcuno interno, come certi avevano lugubremente pronosticato. Un bilancio austero e responsabile, costruito con saggezza dal Segretario Valentini e che era l’unico realisticamente possibile di fronte ad improvvisazioni dell’ultima ora o a proposte impraticabili da parte dell’opposizione, di cui peraltro sono stati accolti, con spirito costruttivo, gli emendamenti utili e ragionevoli. Ora, dopo la pausa natalizia, servirà una ripartenza e un nuovo slancio per l’azione di Governo e della maggioranza, sperando che la pausa di riflessione porti buoni consigli ai battitori liberi, a vantaggio di tutta la squadra.

Il Resto del Carlino affida al redattore Gian Maria Fuiano, esperto conoscitore della nostra realtà, il commento sull’approvazione del bilancio. Giusta la sua osservazione secondo cui “La finanziaria, che piaccia o no, dovrà ora essere applicata in maniera ferrea se si vorrà fronteggiare efficacemente la crisi, sempre più stringente”. Si tratta di un imperativo ineludibile al quale nessuna componente e categoria del Paese potrà sottrarsi. I sammarinesi, nei momenti di difficoltà, hanno sempre dimostrato di saper trovare le risorse adatte per uscirvi, anteponendo agli egoismi, la coesione, la solidarietà e l’operosità. Siamo certi che anche questa fase negativa sarà affrontata con lo stesso spirito e le stesse armi.

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Sabato 18 dicembre

Tiene banco su tutti i giornali la discussione in Consiglio sulla legge finanziaria. Tribuna titolando “In Aula una bufera di emendamenti” riporta una specie di controfinanziaria proposta dalla minoranza che, secondo PSD – SU – DDC – PSRS, mirerebbe ad identificare “un piano di sviluppo per il Paese attraverso una politica espansiva che si contrappone a quella recessiva proposta dalla maggioranza”. L’intendimento è positivo e rispettabile se non fosse che nel lungo elenco di misure prospettate, dove c’è di tutto e di più, sembrano prevalere le enunciazioni vaghe, il velleitarismo e lo sganciamento dalla realtà, oltreché, palesi contraddizioni. Due esempi per tutti. Un emendamento prevede: “L’invio alla Commissione europea della lettera di adesione all’Unione Europea”. Premesso che il Consiglio, in questa fase, non ha alcun potere e titolo per decidere di farlo, in attesa degli esiti del referendum che deve sancire la scelta in proposito, ma, anche se fosse, quale rilevanza potrebbe avere, agli effetti pratici sul bilancio, una missiva postale? Meno che zero, visto che l’esigenza è quella di trovare cespiti di entrata immediati, certi e contabilizzabili. Altra proposta è quella dell’”accorpamento degli uffici della Pubblica Amministrazione con l’unificazione di direzioni e la conseguente riduzione del personale”. Chi scrive queste cose, o è sceso adesso con la sua astronave dal pianeta Marte, oppure soffre di vuoti di memoria, oppure denuncia una buona dose di malafede. Sono oltre due anni che il Governo, tramite il Segretario Ciavatta, lavora alacremente alla riforma della PA, concepita con un’impostazione innovativa e razionalizzatrice che va nella direzione indicata dagli “emendatori”. Viene da chiedersi perché l’ultimo tratto della riforma, (quello decisivo) dopo l’approvazione delle leggi propedeutiche, viene ostacolato con atteggiamenti ostruzionistici e dilatori dell’opposizione? Forse che si predica bene e si razzola male nel timore di provocare lo scontento e le resistenze di quanti nella PA simpatizzano per l’opposizione e non ci stanno a perdere privilegi di casta e rendite di posizione da essa stessa ricevuti?

San Marino Oggi informa dello svolgimento dell’”Agorà” dei giovani di AP che annunciano: “mentre i sindacalisti gridano slogan e certi Consiglieri suonano il pianoforte per coprire i colleghi assenti nelle votazioni, noi siamo pronti a presentare le nostre proposte”. E’ confortante sapere che, di fronte al panorama desolante che ci circonda, ci sia un gruppo di giovani desideroso di mettersi in gioco, predisposto ad impegnarsi, portatore di idee e voglioso di mettersi al piano, non per premere tasti truffaldini, ma intenzionato a comporre una musica diversa rispetto a quella fracassona e stonata che siamo abituati ad ascoltare dall’orchestra dei tromboni sfiatati.

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Venerdì 17 dicembre

Sull’Informazione, gli EPS mandano in onda per la quattrocentesima volta lo stucchevole ritornello del “Bilancio che manca di prospettiva”. A commento della classica lamentazione di Geremia, in questa occasione, aggiungono particolari inediti. E’ il coordinatore Lorenzo Lonfernini a rendersene portavoce dichiarando senza peli sulla lingua: “Quello che dobbiamo dire lo diciamo nelle sedi opportune e poi, se non veniamo ascoltati, lo diciamo nelle sedi istituzionali e agli organi di stampa”. A noi risulta, invece, che i peli sulla lingua, o forse interi rotoli di moquette che la fasciavano completamente, gli EPS li avessero in tutte le sedi e circostanze di dibattito promosse dal Patto nella costruzione del bilancio per raccogliere gli spunti dei componenti la coalizione e che, dagli Europop, non sono mai pervenuti, distinguendosi per il loro silenzio meditabondo e per l’assenza disarmante di proposte. Forse è per questo che hanno deciso di farsi sentire direttamente sulla stampa dove raccontare le favole è più facile, in mancanza di contraddittorio e, misurarsi coi problemi veri diventa un optional, laddove la concretezza e l’impegno non sono richiesti. Bene ha fatto Gian Nicola Berti (NS) a rivolgere loro un severo monito: “E’ ora di finirla con i balletti, non vi sta per nulla a cuore il bene del Paese”. Temiamo che l’invito cada nel vuoto perché danzare è molto meno faticoso che lavorare per chi non l’ha mai fatto.

Tribuna, nel presentare una serie di articoli a descrivere lo stato di malessere del Paese, da spazio ad un commento a firma R.P. dal titolo: “La deriva è ovunque” dove l’autore del pezzo si sofferma “sullo spettacolo desolante offerto in queste ultime giornate dalla politica che conferma la necessità di lavorare ad un ricambio di 360°”. Fin qui niente di originale. Ma la cosa interessante e rara, diversamente dalle solite lamentele qualunquistiche di maniera, è che l’articolista sottolinei come “per operare un qualsiasi rinnovamento della classe politica occorre partire dal rinnovamento della cittadinanza e della sua mentalità e il cambiamento della politica può avvenire solo come conseguenza del cambiamento dei singoli cittadini e del livello di avanzamento delle loro coscienze”. Anche per noi si tratta di un appello giusto che presuppone l’avvio di un percorso obbligato, ma forse in pochi sono consapevoli di doverlo imboccare, e anche velocemente. Una specie di traversata nel deserto, dopo decenni di deleghe in bianco, di deresponsabilizzazione e di senso civico narcotizzato dal facile benessere, costruito sulla sabbia.

Troneggia nella IV pagina di San Marino Oggi un monumentale resoconto dell’intervento consiliare sul bilancio di Gian Marco Marcucci, alias Segretario di Stato al Lavoro per caso, che, avendo parlato intorno alla mezzanotte, si sarà preoccupato di non aver avuto, a quell’ora tarda, falangi di cittadini incollati alla radio ad ascoltarlo, intenti a masturbarsi per la bellezza del suo discorso e quindi ha pensato bene di accontentarli, in differita, facendone divulgare i brani più eccitanti sul quotidiano maggiormente propenso ad esaltare gli autogol di chi, facendo parte della maggioranza, e per di più come membro di Governo, si fa male da solo, tirandosela con dichiarazioni di dissenso che equivalgono ad ammissione di inettitudine, su cui il giornale va a nozze. E difatti il titolo del pezzo, a caratteri cubitali, è altamente significativo: “Marcucci: non si sistemano le casse dello Stato aumentando le tasse”. Colpo di scena! La Provvidenza ci ha mandato il Messia che risana le finanze con mezzi creativi ed indolori, alternativi a quelli classici. La Commissione internazionale per l’assegnazione del premio Nobel per l’economia 2010 ha subito prescelto il nostro eroe come destinatario dell’alto riconoscimento, in virtù di una teoria rivoluzionaria e sofisticatamente scientifica, in applicazione della seguente formula, in grado di sovvertire il pensiero macroeconomico dominante di Keines: “nella nostra realtà ci troviamo ancora a rincorrere – e con sempre più ritardo – ipotesi di revisione del nostro sistema di crescita e di sviluppo (!!certamente!!), perseguendo il recupero di un concetto di crescita in grado di contemperare la considerazione dei valori umani (!!!giustamente!!!) e di consentire investimenti in qualcosa capace di assicurare maggiore gratificazione (!!ovvio!!), nonché la possibilità di riappropriarsi (!!naturalmente!!) del concetto di qualità della vita” (mica stiamo qui a smacchiare la pelle del leopardo!!). Il famigerato Pasquale Valentini, proponente della Legge di Bilancio a nome del Governo, e noto per le sue deviazioni sadiche quale più perverso gabelliere dello Stato, dai tempi di Papa Bonifacio VIII con i suoi odiosi e soffocanti balzelli, ricevuta cotanta imbeccata, ha immediatamente adottato la salvifica ricetta e ha chiesto un’istantanea rielaborazione del bilancio, introducendo emendamenti che sostituissero alle voci di entrata fiscale precedentemente previste quelle derivanti dalla formula magica inventata da Marcucci, di cui lui stesso ha concesso la rinuncia al copyright. Stando a notizie dell’ultima ora, pare che uno dei componenti della Commissione per l’assegnazione del premio Nobel, abbia sollevato perplessità circa l’efficienza e l’idoneità della nuova scoperta e abbia fatto mettere a verbale il suo dissenso circa la destinazione del premio, proponendo però di smistare la candidatura alla Commissione per la ricerca sul NULLA o, a scelta, a quella sull’AUTISMO.

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Giovedì 16 dicembre

Tutti i giornali riservano ampio spazio alla votazione consiliare che ha portato alla nomina del prof. Renato Clarizia alla presidenza di BCSM.
Tribuna titola: “Prima bocciato, poi promosso” “Giuda nella maggioranza e opposizione ostile – emergenza democratica”.
Il Corriere scrive: “Per il presidente di Banca Centrale due votazioni – l’opposizione per protesta abbandona l’aula”.
L’Informazione apre con: “Votazione presidente BCSM – scontro politico istituzionale – opposizione: deriva autoritaria; pagina nera per la democrazia”.
San Marino Oggi riporta: “Opposizione: calpestate le regole della democrazia”.
La Voce dell’incontinenza spara: “Clarizia, la nomina della discordia – l’opposizione abbandona l’Aula”.
Il Resto del Carlino annota: “L’opposizione lascia l’aula durante il voto”. A scorrere i titoli, si potrebbe pensare ad un golpe drammatico, ad un bollettino di guerra e, a farlo intendere, si dipanano le dichiarazioni allucinate di alcuni esponenti di minoranza che sembrano parlare al popolo dai bunker della resistenza partigiana. Una piccola antologia di frasi celebri: Pier Marino Mularoni (DDC): “Una pagina nera, una macchia grave nella storia della Repubblica – pressioni sulla Reggenza – urgono le elezioni anticipate come unica via di salvezza per il Paese ormai al tracollo a causa della testardaggine dell’Esecutivo nel non ascoltare i buoni consigli (Sic!) che ostinatamente e, a titolo gratuito, l’opposizione stessa continua ad offrire”. Simone Celli (PSRS): “Si è registrata, ancora una volta, l’occupazione del potere da parte del Patto. Sottolineiamo la deriva antidemocratica del Governo con la sua azione intollerabile, arrogante, prepotente. Un fatto di una gravità inaudita”. Claudio Felici (PSD): “La nostra preferenza per Bossone ha voluto essere un segno della nostra riconoscenza per quello che ha fatto e una sorta di riparazione per come è stato cacciato” (segue pianto di commozione!). Alessando Rossi (SU): “Il Patto porta sfortuna (sfiga per i più volgari) al Paese”. Ma la chicca più appetitosa la regala San Marino Oggi con un articolo di fondo, senza firma, dal titolo inquietante, “Democrazia a rischio”. Il redattore, facendo sfoggio di debordante cultura classica, si lancia in una citazione dotta latina: “Summum jus, summa iniuria” e cioè “somma giustizia equivale a somma ingiustizia”. Traendone le conseguenze che “se anche fosse tutto corretto proceduralmente, non lo è moralmente” facendosi così interprete della battaglia etica di cui il suo giornale è da sempre impavido condottiero. Ora, di fronte a questo imponente fuoco di artiglieria, al netto della demagogia, della strumentalizzazione e del vittimismo ipocrita, proviamo a mettere in fila le cose con un minimo di obiettività e di realismo, affidandoci alla cronaca dei fatti concreti.

  1. Il Paese sta soffrendo una crisi profonda del sistema bancario su cui si poggia, in modo rilevante, la sua economia e su cui incide pregiudizialmente il rapporto ed il peso di Bankitalia (e su questo tutte le forze politiche concordano).
  2. Da diversi mesi Banca Centrale, perno principale di riferimento, è priva del suo Presidente, handicap evidente in una fase delicata come l’attuale e motivo di forte preoccupazione. Da qui l’esigenza di provvedere al rimpiazzo dell’ex Presidente Bossone, nella piena consapevolezza del governo e con la richiesta reiterata e pressante dell’opposizione di procedere, senza ulteriori ritardi, in tal senso (e su questo tutte le forze politiche concordano).
  3. Si impone la necessità di orientare la scelta su una personalità di indiscusso spessore, alta professionalità ed esperienza, riconosciuto prestigio, nonché “gradita” a Bankitalia, come segnale di distensione e collaborazione per la normalizzazione dei rapporti. Condizioni ampiamente esaudite con la benedizione del prescelto dei vertici di Bankitalia, di Tremonti in persona e con l’apprezzamento, anche di minoranza, del valore di Clarizia (e su questo tutte le forze politiche concordano).

Ce ne sarebbero abbastanza di argomenti per attendersi un atteggiamento responsabile, coerente e bipartisan da parte del Consiglio, specie di quelli che si riempiono quotidianamente la bocca di proclami e impegno per il bene del Paese.
Cosa succede invece?

    • L’opposizione vota compatta per l’ex Presidente Bossone, non come scelta alternativa, (e difatti manco lo avvisano di candidarlo) ma come mossa ostruzionistica, strumentale e provocatoria per destabilizzare, innescando la bomba per determinare lo sfascio. Con buona pace degli struggenti rimpianti di Claudio Felici sul destino dell’ex Presidente.
    • I due prodi esponenti degli EPS si trincerano dietro il loro collaudato e ambiguo silenzio e, come la Sfinge egizia, tacciono circa le intenzioni di voto. Forse il “requiem per la Repubblica” che da tempo evocano stanno meditando di trasferirlo dai muri del Paese, affrescati coi loro manifesti, alle mura del Palazzo, recitandone solennemente, e in concorso con altri, la funzione liturgica. A questi due Sacerdoti si aggiungono due Chierichetti, travestiti (ma non troppo, perché facilmente individuati) da franchi tiratori che sfregiano volontariamente le loro schede di votazione per farle annullare, lanciando così il loro sinistro messaggio di essere depositari di un potere condizionante e ricattatorio con cui fare i conti (peraltro già fatti e saldati a loro discapito).
    • La Reggenza, a norma di Regolamento Consiliare che lo contempla, ripone in votazione la nomina che, avendo ottenuto precedentemente parità di voti (27-27) è soggetta a riproposizione al Consiglio, in piena conformità regolamentare e legittimità procedurale.

      A questo punto, si scatena l’insurrezione dei Patrioti che gridano al golpe, abbandonano le loro postazioni di avanguardia (politica e morale) e si ritirano sull’Aventino suonando la lira come Nerone, ma con la differenza di non avere la soddisfazione di veder bruciare il Palazzo che, con tanta abnegazione e sprezzo del pericolo, avevano provveduto a cospargere di pece per assistere allo spettacolo dell’incendio distruttivo e – per dirla con Enzo Jannacci – “vedere di nascosto l’effetto che fa…!”. I cittadini, ammirati e riconoscenti, plaudono al comportamento di alta responsabilità e coraggio dei patrioti che ce l’hanno messa tutta per disinfettare il Paese con il fuoco purificatore dei loro nobili ideali. Certi però che non mancheranno prossime occasioni per dimostrare il loro valore e la dedizione assoluta “per il bene del Paese!!”

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      Mercoledì 15 dicembre

      Il Direttore di Tribuna infila una delle sue dolorose supposte nell’apposito foro dei “Consiglieri di opposizione che, in occasione dello sciopero generale, scendono in piazza e si mischiano alla protesta come se quello che succede di solito a Palazzo non li riguardasse. Come se non fossero mai stati al Governo”. La riflessione non richiede ulteriori commenti. Il più pulito c’ha la rogna dice un celebre adagio. Rogna che si annida specie in alcuni di quelli che sono entrati a Palazzo coi calzoncini corti e continuano a frequentarlo oggi con le barbe bianche e i pannoloni da incontinenti. La trovata di mimetizzarsi nella folla e declinare le proprie responsabilità è pari a quella di un elefante che sceglie una cristalleria per passare inosservato.

      Il Corriere, a proposito dello svolgimento dello sciopero generale, titola drammaticamente: “Palazzo Pubblico messo sotto assedio – Lancio di uova sulla facciata dell’edificio. Sfondato il cordone di sicurezza: irruzione”. Cronaca di una giornata di ordinaria follia o di straordinaria idiozia? Sacrosanto manifestare, legittimo protestare, lecito contestare purché nei limiti della civiltà e senza sconfinare nella guerriglia urbana. Limiti che sono stati abbondantemente travalicati da alcuni esagitati, malati di esibizionismo e smaniosi di protagonismo. Dei veri eroi di giornata che però, anziché restare sulle barricate per tutto il giorno a combattere le loro battaglie rivendicative a sprezzo di ogni pericolo, alle ore 12,30 hanno pensato che il pericolo più grave che correvano era quello di non poter soddisfare il loro desiderio di tagliatelle e piadina da mettere nello stomaco per l’ora di pranzo. E così hanno deciso di ritirarsi dal campo di combattimento e dedicarsi ad imprese molto più gratificanti a tavola, non prima di aver fatto una concitata telefonata di preavviso col cellulare: “Nina butta giù la pasta che sto arrivando!”.

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      Martedì 14 dicembre

      Tribuna titola: “L’OSLA punta su casinò e aeroporto – Bocciatura per la Finanziaria del Governo, l’associazione propone la sua ricetta”. I lettori rimangono estasiati da proposte finalmente originali e risolutive per superare le difficoltà economiche del Paese. “Il pensatoio” dell’organizzazione, dopo tanto cincischiare dei pubblici apparati, chiama la palla, cala gli assi vincenti e va in goal. Che sarebbe nell’ordine quello di sedersi al tavolo verde e giocarsi la partita a poker, senza avere gli assi in mano e sperando di aggiudicarsela lostesso, magari bluffando o barando. A sostegno di questa prima mossa, se ne aggiungerebbe una seconda di portata epocale e successo garantito: “L’aeroporto di Torraccia”. E cioè la trasformazione dell’attuale aviosuperficie adibita ad ultraleggeri, Piper, aeromodelli e aquiloni in un modernissimo aeroporto La Guardia per il traffico aereo di Jumbo e Charter provenienti da tutto il mondo. Tutto ciò, sfruttando i 500 metri di piste di atterraggio, attualmente disponibili, ma che potrebbero benissimo essere prolungati con pedane retrattili in ferro battuto, prolunghe telescopiche in acciaio inox, molle respingenti e reti metalliche antisfondamento a fine pista per evitare fortuiti tamponamenti degli aerei contro i calanchi circostanti, dopo avere naturalmente abbattuto tutte le case della zona.

      San Marino Oggi riporta zelantemente il secondo epico CAZZIATONE di Stolfi che, dopo il Segretario Mularoni, indirizza, questa volta, contro il Segretario Ciavatta. Ma non era stato lui, da Segretario degli Esteri, a fare approvare il documento contro la violenza sulle donne? Pietra dello scandalo, il caso Zechini-Riccio in cui, secondo il CAZZIATONISTA, il Segretario Ciavatta “è l’artefice e il regista di questa pagina nera della nostra democrazia”. Ancora una volta, dopo le note esternazioni di Peppe Morganti su fantomatici Colpi di Stato messi in atto (vedi referendum sulla UE) la sanguinaria Valeria avrebbe indossato la divisa di Pinochet e militarmente sovvertito l’ordine democratico. Tutto ciò, per avere differito a fine seduta consiliare il riferimento e il dibattito sul documento di biasimo del Governo dei due alti funzionari coinvolti in una brutta vicenda. Stolfi si scaglia contro presunti colpi di mano e prevaricazioni assortite, compresa quella di avere “illegittimamente invaso il campo di competenza del Congresso militare”. Secondo questa logica, sarebbe il caso di istituire una Corte Marziale per giudicare i fatti, magari anche quelli pregressi in cui il CAZZIATONISTA, o da imputato o da persona informata sui fatti, potrebbe dare il suo grande contributo di conoscenza e verità.

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      Lunedì 13 dicembre

      Una sensazionale intervista a Nicola Selva (EPS) impreziosisce le pagine dell’Informazione. Della serie “come ti risolvo i problemi finanziari del Paese in quattro mosse”. Come enfatizza l’intervistato, “la linea è quella d’intavolare un progetto di prospettiva”. (Mica stiamo qui a pettinare le bambole!!) Riguardo alla linea, sarebbe più appropriato parlare di curva (pericolosa) che da diversi mesi gli EPS abbordano acrobaticamente ogniqualvolta dichiarano qualcosa, immersi, come sono, in un patologico sdoppiamento di personalità tra il Dottor Jeckill e Mister Hide per cui, a giorni alterni, recitano indifferentemente la parte di responsabili componenti della maggioranza, oppure di suoi inflessibili fustigatori. A proposito dell’”intavolare”, bisogna ricordare che è da settembre che il tavolo del Patto è stato apparecchiato con stoviglie fatte di proposte, ipotesi e misure da mettere in campo e confrontare con il concorso ed il contributo di tutti gli aderenti alla coalizione. Peccato che quel tavolo i neo-fenomeni EPS lo abbiano spesso disertato e, quando presenti, si siano distinti per il più tombale dei silenzi. (Carico di significati??) Evidentemente, nelle ultime due settimane, i nostri eroi sono stati visitati dallo Spirito Santo che ha infuso loro scienza e conoscenza, ma forse sarebbe meglio dire incoscienza. Le trovate miracolistiche di Selva e soci, oltreché pervenute fuori tempo massimo, sembrano uscite dai trespoli dei saltimbanchi del circo Medrano e culminano con un “progetto di prospettiva” formidabile al quale nessuna mente comune sarebbe potuta arrivare: “Uno scudo alla rovescia per le assicurazioni italiane” e, udite, udite, “l’installazione dei distributori di metano in Repubblica”. Visto che le pompe di benzina delle risorse si stanno diradando, una bella catena di impianti alternativi a gas ci farà sicuramente risparmiare, senza inquinare l’ambiente, purché provvisti di dispositivo EURO5.

      San Marino Oggi, a proposito del caso Riccio-Zechini, titola: “Le minacce rivolte per la paura di dossier”. Nell’articolo, si accenna a “quanto sarebbe emerso dal lavoro di indagine della commissione chiamata a ricercare le responsabilità della querelle tra i due alti funzionari”. In base a quanto accertato, il Governo ha trasmesso una dura nota di biasimo ai due protagonisti della vicenda. L’episodio è alquanto oscuro ed intricato e non abbiamo elementi per esprimere giudizi. Diciamo anche che il caso in sé, se non fosse per il danno di immagine che arreca al Paese (e, in proposito, avremmo già dato abbondantemente) non ci appassiona più di tanto, visti i suoi contorni personali. Ci rende però inquieti constatare come, tra i tanti vizi e storture di cui siamo capaci, producendoceli in proprio con marchio DOC, ne stiamo importando di nuovi anche dall’esterno, assistendo a fenomeni finora assenti, o perlomeno non conosciuti, nel nostro territorio. Il dossieraggio è uno tra questi e fa parte del peggior armamentario usato per destabilizzare, infangare e screditare l’avversario, costruendo prove false e immettendole proditoriamente nel circuito informativo, a scopo intimidatorio e ricattatorio. Se l’esempio ci viene poi da ambienti di garanzia che dovrebbero porsi al di sopra di ogni sospetto, non vorremmo che la moda dilagasse ai vari livelli, inquinando ulteriormente un clima già saturo di veleni, conflittualità e sospetti.

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      Domenica 12 dicembre

      L’Informazione ritorna sulla designazione di Clarizia a presidente di BC ed esprime perplessità e dubbi, naturalmente per colpire il governo che quando va bene non ne azzecca una, quando va male è rappresentato da una manica di indecenti. Avanzare riserve sulle persone, come nel caso di Clarizia, dovrebbe presupporre il sostegno di tesi non peregrine. Invece, su che cosa è fondato il giudizio negativo dell’Informazione? Primo: non c’è stato confronto con le opposizioni (e allora?); secondo: i più autorevoli giornali italiani, che “hanno scritto pagine e pagine” sulla presidenza vacante di BC, ora tacciono e “c’è chi pensa che questo silenzio sia dovuto al poco spessore in campo internazionale di Clarizia”. Capito quali pretesti si cercano per dare torto al governo e delegittimare un professionista con un curriculum di tutto rispetto?
      Ma l’Informazione continua nella sua demenza domenicale (meglio, demenza di un suo giornalista) attribuendo ad Alleanza Popolare il tentativo di silurare il comandante della Gendarmeria per nominare al suo posto un carabiniere in orbita Ap. Cretinata allo stato puro, come la tesi che Zechini verrà richiamato in Italia per essere destinato “a incarichi più seri” perché il dipartimento di polizia sarebbe stufo dell’atteggiamento sammarinese nella querelle Riccio-Zechini (figuriamoci!). L’articolista, completamente in trance anti-Ap (se la prende anche con Ciavatta e Mularoni), non si rende nemmeno conto di precipitare nel ridicolo quando afferma che Zechini è “il fiore all’occhiello” del dipartimento di polizia italiano. Con tutto il rispetto, il comandante prestava servizio all’aeroporto di Rimini (non a Roma o Milano o Napoli o Palermo in qualche nucleo speciale di polizia) e la nomina a capo della nostra gendarmeria è stato un avanzamento di carriera. Dipingerlo come fenomeno e raccontare che l’incarico sammarinese non è alla sua altezza, significa non fare un favore soprattutto a lui, persona molto più saggia, seria e a modo rispetto al ritratto sbrodolone che gli viene appiccicato.

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      Sabato 11 dicembre

      Il segretario al lavoro Marcucci, in una conferenza stampa i cui contenuti sono riportati da tutti i giornali, attacca pesantemente i colleghi di governo e la finanziaria. Al di là degli argomenti sollevati, è chiaro che Marcucci non ha più un solo motivo per rimanere nel governo così come non ne ha il suo partito per continuare a far parte della maggioranza. Perché, coerentemente, non se ne vanno? Perché non danno seguito alla promessa di staccare la spina? Perché i giornalisti, così solleciti a criticare governo e Patto, trattano gli Eps con i guanti di velluto e nemmeno gli chiedono ragione di questo comportamento da circo?

      Il via libera degli imprenditori e delle banche alla finanziaria ha dato fastidio a un sacco di gente. Opposizione a parte, alcuni giornali non hanno potuto trattenere il fastidio. Uno di questi, Tribuna, arriva addirittura ad inventare che gli industriali, pronti ad una serrata di tutte le loro aziende contro il governo, avrebbero cambiato idea perché ciò avrebbe avuto conseguenze irreparabili dal punto di vista politico. Ed allora, meglio una figura meschina che una spallata in grado di travolgere l’esecutivo. A parte che questo è da dimostrare, il fatto di dipingere gli imprenditori come bambocci non ha provocato reazioni da parte di Anis e Osla. Contenti loro…

      Alla Voce dell’Incontinenza non pare vero di aprire la pagina di San Marino con Marcucci che spara sul governo e con l’opposizione che “serra le fila (ma che paura…) e non ci sta al colpo di spugna”. Quale colpo di spugna? Quello di mettere il silenziatore alla vicenda Riccio-Zechini, tesi sostenuta da alcuni galantuomini (Stolfi, Giovanni Lonfernini e Foschi) che da membri di governo hanno dato ampia prova di onestà, trasparenza e nitidezza di comportamenti. Negli ultimi anni in particolare, Stolfi – grande distributore di banche, società e soggiorni – si è distinto per gli incontri con Scaramella in compagnia di Gatti e Menicucci; Lonfernini per gli attacchi a Gatti con cui ora va d’amore e d’accordo; Foschi per essere un lavoratore indefesso e per la nomina della moglie a coordinatore di dipartimento nella sua segreteria di stato.

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      Venerdì 10 dicembre

      La Voce dell’Incontinenza riferisce di uno scontro, nel Congresso di Stato di ieri, fra i segretari Podeschi e Marcucci. A giudicare dai pesanti giudizi che il giornale esprime nei confronti del segretario alla sanità, è evidente chi è stato lo spione. Ma non è questa la novità, semmai lo è il durissimo attacco che gli incontinenti rivolgono a Podeschi, reo di essersi allineato all’asse Dc-Ap. Tanto basta perché la Voce lo svillaneggi pubblicamente accusandolo di “ennesima capriola”.
      Che lui sia diventato il difensore di questa maggioranza è tutto da dimostrare. Così come è da dimostrare la veridicità del racconto di un giornale fazioso che si dedica al gossip piuttosto che a riportare fatti e opinioni in modo corretto e quanto più possibile obiettivo. Ma Podeschi viene attaccato soprattutto per essersela presa, sempre secondo gli incontinenti, niente di meno che con Fiorenzo Stolfi, l’idolo incontrastato della Voce per aver governato tanto bene il Paese e per la sua alta (?) statura… politica.

      Tribuna, col titolo in prima pagina “regali di Stato”, denuncia che il governo concede in affitto tanti piccoli appezzamenti di terreno pubblico per soli 25 centesimi al mq. Non avendo il paraocchi, non facciamo fatica ad ammettere che tutto ciò è intollerabile e non vale la giustificazione che anche i governi precedenti non hanno mai voluto adeguare il canone d’affitto dei frustoli, fermo da tempo immemorabile. A maggior ragione siamo arrabbiati perché Ap, ad inizio di legislatura, aveva comunicato in congresso che la giustificazione alla cessione – sia pure temporanea – dei frustoli doveva essere solo l’interesse pubblico e quindi la congruità dell’affitto, lasciando al dicastero di competenza il compito di provvedere.
      Ancora Tribuna pubblica, per intero, la replica del segretario agli interni Ciavatta all’affermazione dei sindacati secondo cui alcuni articoli della legge di bilancio snaturerebbero la riforma della PA o ne rappresenterebbero il suo fallimento. In particolare Valeria Ciavatta contesta l’accusa che “il potere politico tornerebbe a gestire direttamente le assunzioni” perché non esiste alcuna norma nella finanziaria, e la CSU si guarda bene dal citarla, che giustifichi tale affermazione.

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      Giovedì 9 dicembre

      Il Carlino dedica un articolo a Loris Francini, dato con sicurezza come futuro presidente della Dc. Si tratta di un articolo strano in cui è difficile capire se, in chi scrive, sia prevalente la non perfetta conoscenza di uomini e vicende della politica sammarinese o la malizia di darla ad intendere per il tornaconto di qualche personaggio, partito o corrente di partito.
      L’articolo
      , nel sottolineare l’importanza del ritorno a ruoli di rilievo di un politico già segretario di stato e capogruppo consiliare, cita il passaggio di un suo intervento alla festa dell’Amicizia del 2007 in cui illustrava la realizzazione di un progetto di aggregazione fra partiti sulla base dei valori del cattolicesimo democratico, delle idee liberali e riformiste in cui la centralità della persona, la tutela della famiglia, una economia più solidale, fossero scelte distintive e condivise. A giudizio del Carlino, in queste parole si trova “l’annuncio del progetto che avrebbe portato nel giro di un solo anno alla coalizione del patto”. “Dunque – conclude il giornale – “Loris Francini alla guida della dc anche in chiave del rilancio della coalizione di maggioranza”.
      Qui casca l’asino. Non solo Francini non è stato il padre né uno dei padri dell’attuale maggioranza (nel 2007 il Patto non era nemmeno nella mente di Dio) ma scrivere che un uomo di Podeschi possa essere colui che rilancia il Patto, significa appunto conoscere poco o nulla della realtà politica sammarinese oppure prendere per il naso. Che il pezzo sia stato commissionato? Il dubbio c’è là dove il Carlino afferma: “il groviglio di situazioni politiche a dir poco anomale che Francini dovrà affrontare è da far tremare i polsi”. Qualcuno sta tentando di ingigantire il ruolo di Francini per ridimensionare Marco Gatti o più semplicemente è un messaggio per ricordare (a chi di dovere) che la gestione della Dc post congresso sarà in realtà una co-gestione…?

      Alla Voce dell’Incontinenza non va giù la designazione del presidente di Banca Centrale. “Sicuri che Clarizia sia la figura ideale per BC?”, si chiedono retoricamente gli incontinenti. Per forza, quando la scelta non la fanno le lobbies o i personaggi che sono dietro questo giornale, non va bene nemmeno il fatto che il designato sia ritenuto all’altezza da ministeri e istituzioni italiane.

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      Mercoledì 8 dicembre

      I giornali di oggi – Carlino, Corriere e Voce (i soli presenti in edicola) – scrivono del sorprendente atteggiamento di accondiscendenza delle associazioni imprenditoriali nei confronti della legge finanziaria dopo averne dette, nei giorni scorsi, di tutti i colori. Infatti, quando già i mezzi d’informazione avevano annunciato la Caporetto del governo per essere riuscito a compattare forze di opposizione, sindacati, associazioni di categoria ed europopolari, giudicando paradossale come una finanziaria potesse mettere d’accordo una serie di soggetti che da sempre si  prendono a morsi, è arrivata la doccia fredda – per chi naturalmente stava fregandosi le mani – che Associazione Bancaria, Anis e Osla hanno rivisto le posizioni di qualche giorno fa.


      Il Carlino titola: “la retromarcia di imprenditori e banche sullo sciopero generale”, sottolineando nell’articolo il mancato storico appuntamento di padroni e lavoratori uniti in una corale protesta contro il governo.
      Il Corriere privilegia la notizia che il sindacato comunque sciopererà (“prima il sit-in poi lo sciopero”) rispetto alla moderata soddisfazione espressa dalle associazioni di categoria.
      La Voce dell’Incontinenza è il giornale più dispiaciuto di tutti per le defezioni dell’ultima ora. Il titolo è “dietrofront: ora la finanziaria piace” e si riferisce naturalmente a chi ha cambiato opinione. Gli incontinenti non possono fare a meno di rilevare come i toni durissimi del presidente Anis nell’assemblea generale di mercoledì scorso hanno lasciato posto alle imprevedibili “strizzate d’occhio” di ieri. Ma si consolano col fatto che l’Usot rimane su posizioni critiche e che alla fine i sindacati non saranno soli a protestare in piazza.

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      Martedì 7 dicembre

      San Marino è un Paese senza speranza?”, è il titolo di un articolo firmato da Giovanni Giardi e pubblicato su Tribuna.
      Le considerazioni di Giardi sono interessanti e, ovviamente, non tutte condivisibili. Sono considerazioni amare che lo inducono al pessimismo più nero sul futuro. E non risparmiano nessuno. Egli non vede nella politica, nelle forze sociali e nella popolazione una consapevolezza adeguata alla gravità della crisi; scrive che la politica non ha progetti e rischia di consegnare il Paese agli arricchiti, ai privilegiati protetti dalle istituzioni a spese degli impoveriti abbandonati a loro stessi. Poi dice che dalla gente arrivano segnali contraddittori: “se mi toccano la pensione faccio un macello!… l’aumento della retta scolastica non lo pago!… guai se mettono i ticket sulle prestazioni sanitarie!”. E continua: “inutile dire che poche pensioni sono il risultato di calcoli attuariali dei contributi versati (significa che le pensioni sono molto più alte di ciò che consentirebbero i contributi versati, che sono molto bassi), che la retta scolastica è la merenda dei nostri figli che si vorrebbe venisse pagata dalla collettività, che per le prestazioni iss non paghiamo un euro. Si può andare lontano con questa mentalità? Quindi bisognerà fare dei sacrifici, anche duri”. Ma chi è disposto a fare i sacrifici non può tollerare che i governi li sprechino in privilegi e favoritismi, come è accaduto – secondo Giardi – negli ultimi anni.
      Noi non siamo sicuri che gli ultimi anni siano stati caratterizzati da favoritismi eclatanti, intollerabili o sfacciati come negli anni novanta e nei primi anni duemila. Anzi, crediamo che ciò non sia accaduto. In ogni caso, fino a questo momento, la popolazione non è stata affatto penalizzata da grossi sacrifici tanto è vero che gli effetti della crisi non sono stati così pesanti come negli altri paesi. La legge finanziaria, in seconda lettura consiliare fra pochi giorni, comincia a prevedere un po’ di lacrime e sangue. Ecco perché viene avversata da tutti. Ecco perché i sindacati hanno proclamato lo sciopero generale. Ecco perché, sotto l’aspetto della scarsa consapevolezza di parte della società civile, Giardi ha perfettamente ragione.

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      Lunedì 6 dicembre

      San Marino Oggi intervista il segretario di stato alla sanità Claudio Podeschi. Uscito con le ossa rotte (insieme a Gabriele Gatti) dalle forche caudine delle sezioni dc prima del congresso del partito, dimostra di aver fatto uso di qualche robusto medicamento. Le sue dichiarazioni sono un tantino meno ambigue rispetto all’intervista del 17 ottobre sull’Informazione. Si dichiara soddisfatto dell’esito dell’assise democristiana, moderatamente ottimista sulle prospettive del rapporto con l’Italia, parla di segnali positivi nel settore finanziario, difende la legge di bilancio e dice una sacrosanta verità: “non condivido le posizioni dure espresse dall’anis che ha imprenditori validi che in passato hanno usufruito molto del sistema San Marino”. Modo elegante per dire: cosa avete da lamentarvi dopo che avete fatto ampiamente gli affari vostri?
      Alla fine risponde così alla domanda relativa al rapporto con Alleanza Popolare: “con Ap ci sono alti e bassi, non è certamente un soggetto facile ma ce l’avevano fatto presente anche prima della coalizione”. La stessa cosa potremmo dire noi di lui: non è un soggetto facile e va preso con le molle. Lo sapevamo e teniamo la guardia alta.

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      Domenica 5 dicembre

      Gmm, uomo politico e “prestigiosa” firma di Tribuna (politico a tempo perso e giornalista a tempo pieno o viceversa?), monopolizza la seconda e la terza pagina dell’edizione di oggi. Tre articoli su tre argomenti diversi che testimoniano il genio poliedrico dell’autore, esperto tuttologo che non racconta mai i fatti tenendoli separati dalle opinioni. In un solo pezzo egli mescola, in modo poco corretto, la cronaca con le sue personali osservazioni politiche dirette esclusivamente contro il governo, arrivando talora a intorbidire i comunicati stampa degli avversari – che dovrebbero essere pubblicati integralmente – con i suoi “autorevoli” commenti.
      Nel suo mirino soprattutto la vicenda FinProjet. Poiché la sentenza del giudice amministrativo di primo grado ha dato ragione alla società finanziaria, gmm attacca banca centrale e governo. La prima perché aveva riscontrato “irregolarità gestionali e violazioni normative di eccezionale gravità nonché gravi perdite del patrimonio” che la sentenza ha sconfessato; il secondo perché aveva deliberato la revoca all’autorizzazione all’esercizio e la liquidazione di FinProjet, provvedimenti già precedentemente sospesi dal magistrato. Gmm non si chiede perché l’operazione trasparenza messa in atto da BC e dal governo sia stata demolita. Non si chiede nemmeno quali saranno le conseguenze nei rapporti con Bankitalia. Egli abbraccia in toto la sentenza a prescindere. D’altra parte, quando si può sconfessare l’operato del governo o, cosa più grave, di una istituzione come BC, gmm non si tira mai indietro e non gli importa più nulla della trasparenza che, a parole, tanto difende.

      L’Informazione intervista Simone Celli, segretario del Psrs. A parte la solita logorrea montante e le critiche al governo e alla legge di bilancio, il naso di Celli si allunga quando afferma: “il psrs aveva manifestato un’ampia disponibilità ad offrire (al governo, ndr) un contributo in termini di idee e di proposte nell’interesse generale del paese. Purtroppo in quasi un anno e mezzo sono state rarissime le occasioni in cui si è potuto sviluppare un ragionamento in termini costruttivi… ora è del tutto naturale che ci sia un appesantimento della contrapposizione politica”. La bugia sta nel fatto che “l’appesantimento della contrapposizione politica” è avvenuto dopo che il Psrs, su sollecitazione di Gatti e Podeschi, ha offerto i propri servigi alla Dc e ad Ap purché, in tempi brevi, fosse stato dichiarato il fallimento del Patto e il ricorso alle elezioni anticipate. Il netto rifiuto di Dc e Ap è stata la vera causa della fine della cosiddetta “opposizione mite” del partito di Celli. Il percorso virtuoso che egli tenta di accreditare (l’offerta al governo senza contropartite), è in realtà qualcosa di molto più prosaico. Poco male e niente di nuovo. Ma almeno che non si prenda in giro nessuno.

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      Sabato 4 dicembre

      Riflettori puntati sulla legge finanziaria e sul passaggio consiliare che attende la maggioranza.

      Tribuna, come al solito, drammatizza gli eventi. L’asse Dc-Ap, nonostante l’esito del congresso democristiano, “è a rischio e con questo anche la linea di cambiamento… c’è chi non esclude che già durante il prossimo consiglio arrivi qualche colpo di scena”. Da oltre un anno il ritornello del giornale si ripete con ossessiva puntualità in occasione di ogni sessione del CGG: la crisi è dietro l’angolo, il governo ha i giorni contati, ecc., salvo poi registrare che – nonostante gli Eps & Soci – la maggioranza tiene anche con la zavorra che si porta appresso.


      L’Informazione titola in prima pagina “governo senza soccorso sul bilancio” come se negli anni passati le opposizioni avessero messo in atto atteggiamenti di condivisione sulla legge di bilancio. “C’è chi ritiene che… l’esperienza di questo governo è esaurita”. Aridaje!!! “Allo stesso tempo però si fatica a vedere un’alternativa pronta”. Quindi? “Certo è che l’attuale fase di stallo non può continuare”. Molto bene. Ci piacciono quelli che hanno le idee chiare!
      Ancora l’Informazione ci rivela che il passaggio dall’analogico al digitale terrestre, che riguarda la ricezione dei programmi tv, è più problematico del previsto. Perché? Perché la segreteria di stato con delega alle telecomunicazioni non ha preparato la popolazione. Piove, governo ladro!

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      Venerdì 3 dicembre

      All’università di Castellanza, nel corso di un convegno sul reato di riciclaggio, il procuratore aggiunto antimafia Dell’Osso ha detto: “San Marino è un covo di riciclatori… Bankitalia non è affatto contenta”. Tribuna, in un articolo firmato da gmm, coglie l’occasione di questa dichiarazione per costruire il teorema secondo cui l’Italia non firma accordi veri perché il nostro Paese non ha adottato lo scambio automatico di informazioni. Fino a qualche tempo fa, il Psd – di cui gmm è autorevole esponente – sosteneva che lo scambio automatico dovesse essere iniziativa unilaterale di San Marino, senza contropartite. Tremonti si sarebbe a tal punto commosso da non opporre più veti alla firma degli accordi.
      Oggi gmm aggiunge una fondamentale postilla: “ovviamente con la contropartita di riportare alla normalità le relazioni italo-sammarinesi”. Ma guarda! Il fatto è che Tremonti non intende negoziare alcunché – né tanto meno normalizzare i rapporti – così da non essere chiaro a nessuno, nemmeno agli altri interlocutori italiani, ciò che vuole realmente da San Marino. Gmm è uno dei pochi a saperlo. Fenomeno!!!

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      Giovedì 2 dicembre

      Ampio spazio su Tribuna, San Marino Oggi e la Voce dell’Incontinenza all’assemblea annuale dell’Anis e alle cannonate del suo presidente contro l’incapacità della politica di fronteggiare nel modo adeguato le difficoltà che l’economia e l’intero Paese stanno vivendo. Vanno bene le critiche e ancora meglio le proposte, ma siamo alle solite. Quando si tratta di riconoscere le responsabilità sul tipo di sistema che ha portato alla crisi delle relazioni con l’Italia e che ha imperato per tanti anni senza che alcuno (a parte qualche eccezione) ne denunciasse i limiti, la fragilità e i pericoli, tutti – a cominciare da Anis e sindacato – fanno orecchie da mercante e criminalizzano solo la politica. Giova ricordare che chi oggi chiede la massima trasparenza, appena ieri è stato il difensore più accanito dei famosi capisaldi – società anonime e segreto bancario, oltre al differenziale fiscale – che ci hanno quasi portato alla rovina. Giova ricordare che chi oggi predica una riforma fiscale equa, fino a ieri non ha mai pagato le imposte (qualcuno ha dimenticato le esenzioni e le detassazioni a pioggia di cui hanno goduto tantissime imprese?). Giova infine ricordare che chi oggi vuole l’adesione all’UE, fino a ieri ha difeso l’accordo come paese terzo. Per carità, non siamo certo noi a condannare il revisionismo dell’Anis. Vorremmo però che chi cambia idea evitasse di comportarsi come il pesce in barile o la mammoletta ignara delle cose della vita.

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      Mercoledì 1 dicembre

      Tutti i giornali riportano la notizia dello sciopero dei precari della PA. Nulla da dire sulla legittimità della (giusta) protesta che coinvolge alcune centinaia di dipendenti in attesa di stabilizzazione. Ciò che colpisce (negativamente) è la nota che la CSU ha inviato alla stampa. Se è vero, come dice, che esistono precarietà con una storia lunghissima (fino a 17 anni), ci chiediamo perché il sindacato non sia intervenuto per tempo con opportune forme di protesta invece di attendere questa fase di profonda crisi economica in cui, fra l’altro, non sono i precari della PA i primi a pagare il prezzo della crisi, come sostiene la CSU, ma se la passano decisamente peggio i dipendenti privati in cassa integrazione, in mobilità o che hanno perso il lavoro. Ma costoro, come si sa, non godono delle attenzioni del sindacato. Pollice verso anche sulla proposta del governo, inserita nella legge finanziaria, di coprire la spesa per la stabilizzazione con un taglio nelle indennità dei lavoratori del settore pubblico. La CSU, con un senso di responsabilità da fare invidia e con impressionante realismo, chiede – come sempre – la botte piena e la moglie ubriaca. Complimenti!

      Le querele contro Report” è l’altra notizia presente su tutti i giornali di oggi. La conduttrice della trasmissione di Rai 3, ospite del programma di Fabio Fazio, ha letto i nomi delle persone che, ritenendosi diffamate, hanno chiesto un risarcimento per complessivi 251 milioni di euro. Fra i tanti anche due soggetti sammarinesi: l’ex direttore di cassa di risparmio e l’azienda Karnak. Mentre tutta la stampa riporta il fatto senza particolari commenti, Tribuna trova il modo di distinguersi. Scrive che San Marino ha fatto “l’ennesima brutta figura” (ma, di grazia, cosa c’entra il nostro Paese?) avendo “ben due rappresentanti fra gli intimidatori di Report” (querelare i responsabili di una trasmissione di un canale Rai schierato politicamente, è atto intimidatorio?) “affiancati in un elenco tutt’altro che lusinghiero da personaggi come Ricucci e lo stesso Berlusconi”. A parte il fatto che ciascuno querela per motivi suoi (quindi, chi se ne frega di Ricucci e Berlusconi?), riesce difficile pensare che quelli di Report siano professionisti integerrimi e senza macchia e quindi vittime della cattiveria altrui. Chi ha visto la prima puntata dedicata a San Marino (inizio 2009), si sarà reso conto che, al di là della stupidità di due politici nostrani, i giornalisti di quella trasmissione sono tutt’altro che deontologicamente ed eticamente corretti.

      Ancora su Tribuna leggiamo che il CGG ha bocciato l’istanza d’arengo che chiedeva di attivare, presso una segreteria di stato, la delega alla Pace. Il commento del giornale è quanto di più surreale si possa immaginare. Secondo l’anonimo scrivano, l’assenza di una delega alla Pace impedirà al nostro Paese di intervenire nei problemi della Palestina, della Somalia, della Corea, dell’Afghanistan e di tanti altri conflitti aperti nel mondo. Invece di limitarsi a questa analisi (già per altro sopra le righe) e farla finita, l’insostenibile leggerezza dell’essere (dell’articolista) si spinge ben oltre i limiti dell’assurdo. Così, l’assenza di una delega alla Pace diventa la causa della non risoluzione di una serie di piaghe che infestano il Medio Oriente. Infatti San Marino non potrà: 1) rafforzare il dialogo con palestinesi e israeliani né promuovere l’incontro fra i due popoli, 2) alleviare le sofferenze dei palestinesi, 3) contribuire a rafforzare le istituzioni locali palestinesi, 4) chiedere la fine della vendita delle armi in Medio Oriente, 5) sostenere i familiari delle vittime israeliane e palestinesi, ecc. Nella precedente legislatura, il segretario Foschi, che aveva la delega alla Pace, è stato – come tutti ricorderanno – uno dei protagonisti della politica nello scacchiere medio-orientale. Che sciocchezza e che danno non aver voluto proseguire il suo impareggiabile lavoro!

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      L’aforisma del mese

      E’ consigliabile servirsi della menzogna solo nelle grandi occasioni, considerandola come un rimedio eroico al quale si mette mano solo nei casi di emergenza: la menzogna è uno di quei medicinali che presentano rischio di assuefazione. (Pitigrilli)

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      Martedì 30 novembre

      Antonio Fabbri, redattore dell’Informazione, raccoglie, in un’intervista, le dichiarazioni di Pier Marino Menicucci sugli esiti del Congresso DC: “Gli EPS non si stupiscono delle bordate. Noi siamo competitivi rispetto alla DC, non alternativi”. Comportamento eroico quello degli EPS che offrono stoicamente il petto alle bordate, che non provengono da vascelli pirata nemici, ma dalla stessa barca su cui loro stessi navigano. Verrebbe da chiedersi se sulla barca gli EPS ci stanno sopra da componenti effettivi dell’equipaggio, da passeggeri in transito, da clandestini o da infiltrati. Alquanto sibillino ci pare lo spartiacque tra competitivi e alternativi. Se per “competizione” si intende la gara a chi è più bravo, non pensiamo che gli EPS possano vantare pagelle particolarmente brillanti da pretendere una standing ovation. L’”alternativa” potrebbe essere quella di prendere ripetizioni per colmare il gap, ma non certo dai maestri da cui hanno deciso di andare a lezione e con cui accompagnarsi, perché sprovvisti di abilitazione all’insegnamento.

      Su Tribuna il neo Segretario della DC Marco Gatti corregge il tiro rispetto a quanto detto il giorno precedente e “tranquillizza gli alleati”.
      Sono un sostenitore del rapporto con AP”. “Io sono sempre stato uno dei sostenitori del rapporto con AP sin dai tempi del governo straordinario. Sono certo che la capacità del Patto e quindi del PDCS e di AP a dialogare e confrontarsi per portare velocemente le soluzioni ai problemi del Paese, scioglierà ogni timore”. Una dichiarazione da leader che tiene a privilegiare gli elementi che uniscono rispetto a quelli che dividono. La vera discriminante tra ottimismo e pessimismo sulla tenuta della coalizione è quella di ottenere il più “velocemente” possibile i risultati che il Paese attende. Tutto il resto è noia (come direbbe Califano) o addirittura paranoia quando improbabili salvatori della patria si offrono, (a costo zero?) per raddrizzare la situazione con ricette fantasma, velleitarie o surreali.

      La Voce dell’Incontinenza, analogamente agli altri quotidiani, si sofferma sull’avvenimento internazionale del giorno, o forse del secolo, della pubblicazione di dati riservati su wikileaks che stanno gettando nel panico tutte le diplomazie del mondo. “San Marino finisce su wikileaks”. La cosa non sorprende, né terrorizza troppo i sammarinesi che sono abituati ad apprendere ogni giorno, sia dai mass media locali che da quelli italiani, notizie di scandali e nefandezze di ogni tipo, associate al Paese. Anzi, forse c’è un po’ di delusione per quanto reso noto, tutto sommato vago e marginale, e anche un po’ di invidia nei confronti di chi, masochisticamente, può godersi al computer notizie più intriganti e gossip a gogò dei paesi di appartenenza.

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      Lunedì 29 novembre

      Tutti i giornali dedicano ampio spazio alla conclusione del Congresso DC, che ha visto subentrare al Segretario Valentini, Marco Gatti, secondo i pronostici scontati della vigilia. Negli articoli di commento, vengono riportate le dichiarazioni degli esponenti dello Stato Maggiore del Partito che non lesinano interventi, a 360°, sull’universo mondo politico sammarinese, in funzione dell’egemonia che rivendicano di esercitare, come traspare dai toni usati. Un quadretto d’autore Tribuna lo dipinge in seconda pagina riservata interamente ai “Segnali di insofferenza verso AP”. Deducendoli “dal tenore di alcuni interventi della giornata conclusiva del Congresso che sono eloquenti, come lo erano stati alcuni passaggi dell’intervento del giorno prima del nuovo Segretario, Marco Gatti”.
      La lista degli INSOFFERENTI, a leggere le dichiarazioni degli intervistati, sembrerebbe abbastanza agguerrita e folta, visto che fanno parte del Club, nell’ordine di elencazione stampa: CLAUDIO MUCCIOLI, OSCAR MINA, LORIS FRANCINI, FRANCESCO MUSSONI, GABRIELE GATTI. Si tratta di una white list aperta all’ingresso di nuovi soci, senza alcun obbligo di tasse di iscrizione (categoricamente escluse dalla legge finanziaria). In proposito, sarà interessante monitorare il comportamento del “
      nuovo Segretario Marco Gatti che, insieme allo zio Gabriele, (e alla sua area) non manca di rivolgere critiche all’alleato AP” come sottotitola Tribuna. Conforta il fatto che apprezzamenti arrivino, invece, da GIUSEPPE GUIDI, CLELIO GALASSI, LUIGI MAZZA. Basteranno le loro voci a reggere l’onda d’urto degli “insofferenti”?
      L’esito dello tsunami dipenderà molto dal Capo della Protezione Civile (Marco Gatti) chiamato a soccorrere gli alluvionati del Paese, stremati da vent’anni di esondazioni.

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      Domenica 28 novembre

      Tribuna, come peraltro gli altri quotidiani, riporta alcuni passaggi dell’intervento del Segretario Generale della DC in pectore, Marco Gatti, che ci suscita alcune perplessità. Laddove afferma, per esempio, che “L’esperienza del Patto, dopo una prima fase in cui tutte le forze si sono concentrate nell’affrontare le emergenze, con atti in cui l’interesse generale del Paese è prevalso su quello particolare dei Partiti e dei singoli, è seguita una seconda fase in cui invece le politiche particolari hanno allontanato quello che era stato un agire e un costruire comune”. Viene da chiedersi, chi sono i colpevoli e i traditori secondo il Gatti junior pensiero? Vediamo di capire. Pare che siano “i distinguo degli EPS, che sono continuati”. E fin qui potremmo essere d’accordo. Ma poi associa all’accusa “Alleanza Popolare che ha cambiato atteggiamento” per cui sono nate “vicende, illazioni, sospetti che, in altri momenti, avrebbero causato la caduta di un Governo senza pensarci troppo”. Che dire? Forse che Gatti junior recrimini perché non è caduto il governo e “senza pensarci troppo” se ne sia insediato un altro più gradito ad alcuni Senatori del suo Partito? E quale sarebbe il crimine di AP che avrebbe cambiato atteggiamento? Rispetto a che cosa e per quali nascosti motivi? Non è dato sapere. In ogni caso, l’articolista di Tribuna, che evidentemente ne sa più di noi, interpreta le frasi dette come “una bella frustata ad Alleanza Popolare” e alla sua “autoreferenzialità”?? Per non subire altre frustate e anatemi, vorremmo che Gatti junior ci indicasse le strade più adatte per tornare sulla retta via e guadagnarci la sua benevolenza.

      L’Informazione, sempre a commento dei lavori del Congresso DC, titola: “Farina e Libè: l’Italia sta sbagliando”. Si riferisce ai messaggi di saluto all’Assemblea dell’On. Renato Farina, parlamentare del PDL e delegato al Consiglio d’Europa e del Sen. dell’UDC Mauro Libè. Secondo il primo, “il metodo fin qui adottato, specie per responsabilità italiana, che induce ad una criminalizzazione della Repubblica e dei suoi cittadini, è assolutamente ingiustificato”. Gli fa eco Libè che dichiara: “Tremonti ha sbagliato completamente”. Ma chi saranno questi nostri accesi tifosi? Che si tratti di due alieni? Di traditori passati al nemico? Di protagonisti di “Scherzi a Parte?” Oppure non li hanno informati che Giulio Tremonti è il Ministro alle Finanze italiano? Se è così, speriamo che qualcuno glielo presenti, in modo da esprimergli le loro posizioni ed esercitare tutta la loro influenza, a conferma del sostegno nei nostri confronti, come partigiani della causa.

      San Marino Oggi dedica una maxi foto in copertina a Pasquale Valentini, Segretario uscente della DC e a Marco Gatti, Segretario subentrante. L’immagine li ritrae in un affettuoso abbraccio ed è commentata dal titolo: “Il passaggio”. Chiaramente si allude al passaggio di consegne con l’imminente avvicendamento, dato per scontato. Il “passaggio” potrebbe intendersi anche come l’assist che Valentini, con la sua rinuncia a ricandidarsi, ha fatto al suo più giovane collega, mettendolo solo davanti al portiere per segnare un gol facile, facile. Auguriamo a Gatti junior di diventare capo-cannoniere a difesa delle mura di cinta e anche nel campionato che ci vede lottare per evitare la retrocessione nella categoria dei dilettanti. Se invece, fosse un “passaggio” a livello, speriamo che sul livello dei rapporti tra gli alleati, si innalzi l’asticella della concordia e della condivisione, in giusta sincronia, per non essere travolti da un treno merci in transito proibito.

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      Sabato 27 novembre

      Tutti i giornali riservano le prime pagine all’apertura del Congresso DC, che catalizza l’interesse generale. Il ping-pong di ipotesi sulla volontà di Valentini di restare o non restare alla guida del Partito, si tronca con la relazione di apertura del Segretario uscente in cui ribadisce ufficialmente la decisione di lasciare, per dedicarsi all’incarico di governo. Nella relazione, Valentini indica tra gli obiettivi fondamentali, quello della stabilità che giudica “fattore indispensabile” per far uscire la Repubblica dall’impasse in cui si trova e che vede la DC come perno della situazione laddove dice: “dalle sue sorti, e anche dalle deliberazioni di questo Congresso, possono dipendere sia la compattezza della maggioranza e quindi la tenuta del governo, sia la possibilità di dare risposte ai problemi gravi ed urgenti che il Paese sta vivendo”. Tradotto, significa che, pur con le attenzioni che si debbono avere alle evoluzioni che si stanno delineando tra i Partiti di opposizione, nel quadro di un eventuale allargamento, in prospettiva, dell’area di maggioranza, la linea di Valentini è quella di dare continuità al governo “in un momento in cui le esigenze del Paese sono molto forti” . Se le tesi espresse dal Segretario uscente saranno approvate dal Congresso DC, (e, allo stato, non c’è ragione di pensare che non lo siano) non sarà irrilevante la scelta del successore che sarà incaricato di tradurre. Dalle sue capacità coerenza ed autorevolezza, in un panorama alquanto turbolento, sottoposto a pressioni e spinte centrifughe continue, dipenderà molto delle sorti della DC e dell’intero Paese.

      Tribuna, San Marino Oggi e l’Informazione danno conto della decisione di Alberto Selva di lasciare il suo incarico di Coordinatore di AP. Decisione, che lui stesso definisce “sofferta”, spiegandola all’Assemblea del Movimento che lo aveva eletto. Alla base delle dimissioni, non ci sono motivazioni politiche, dissensi interni o di altra natura, ma solo ragioni personali legate all’impossibilità di conciliare l’attività professionale di avvocato con quella di Coordinatore del Partito. E’ un peccato che AP debba rinunciare ad una guida sicura, equilibrata ed autorevole. Specie in un momento difficilissimo come l’attuale che richiederebbe, a tutti i livelli, l’apporto costante di elementi credibili e preparati, sostenuti dall’esperienza. Al suo successore, che sarà scelto entro dicembre, un augurio anticipato di buon lavoro e successo.

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      Venerdì 26 novembre

      Tribuna titola con una notizia che gli altri giornali non riportano: “Raccolta di firme dei delegati e mozione per convincere il Segretario a restare – Valentini ci ripensi”. Siamo a 24 ore dall’apertura del Congresso DC e, dopo l’annuncio di tre giorni prima dello stesso Valentini di non ricandidarsi alla Segreteria del Partito, se l’indiscrezione del giornale fosse confermata, ci troveremmo di fronte ad un’iniziativa inedita, di forte impatto e gravida di conseguenze. Si legge che: “a questo colpo di scena, tutti stanno lavorando”. Di fronte ad un atto preventivo di condivisione plebiscitaria di una linea politica e di una forte attestazione di affetto, stima e apprezzamento per le doti, anche umane, che i delegati gli riconoscono e invocano, sarebbe difficile per Valentini non recedere dalla sua decisione, che avrebbe l’effetto di esaltare, anche all’esterno, l’unità e la compattezza del Partito. Ora, anche se mettere il naso in casa degli altri è antipatico e indelicato, qualche interrogativo su cui riflettere si pone. Interrogativi che discendono da quanto è avvenuto nell’ultimo mese e non un secolo fa, nella DC. Si comincia con la clamorosa denuncia pubblica di Clelio Galassi sul complotto ai suoi danni per la designazione alla Reggenza che imputa alle manovre del duo Gatti-Podeschi, ansiosi di dimostrare chi comanda nel Partito. Si prosegue con la bocciatura in Consiglio di un o.d.g. di maggioranza in materia economica da parte di franchi tiratori che, è lecito sospettare, agiscano in sintonia con i due di cui sopra. Si arriva poi al Consiglio Centrale della DC dove, in sede di dibattito, si delineano due linee: quella dei restauratori (Gatti-Podeschi) e quella degli innovatori (Valentini). Sconcertante la versione anticipata e falsa che qualche pataccaro spregiudicato fornisce ai giornali, facendo intendere che abbiano prevalso i primi. Ultima tappa, le elezioni nelle sezioni di Partito per la scelta dei delegati al Congresso DC che vedono nominati, in un modo preponderante e forse anche inaspettato, gli iscritti vicini alle posizioni di Valentini. Se tutto quanto descritto è successo e non è un’allucinazione collettiva, se ne deduce che la bomba ad orologeria che si stava preparando per il Congresso è stata disinnescata non per un’improvvisa esplosione di concordia, ma grazie al fallimento delle trame dei restauratori (oggi tifosi accaniti del Segretario uscente) e grazie alle capacità di Valentini di far passare una linea vincente, capace di convincere e compattare.
      Adesso, tutti dicono di riconoscersi, senza riserve, in questa linea, ma certamente c’è chi mastica amaro. Le molte anime della DC ci hanno abituato a sorprese e colpi di scena. Attendiamo gli esiti dell’Assise democristiana per tirare le conclusioni ed immaginare il futuro che ci aspetta.

      San Marino oggi riporta la posizione di Sinistra Unita contro il bilancio: “Presenteremo una contro-finanziaria”. Che SU faccia, doverosamente, il suo mestiere di opposizione sparando a pallettoni contro la finanziaria proposta dal governo di cui chiede il ritiro, è cosa assolutamente legittima. Ci mancherebbe altro! Al tiro a bersaglio si esercitano anche, masochisticamente, esponenti della stessa maggioranza! Che SU invochi: “provvedimenti che tocchino i triangolatori, gli speculatori, i trafficanti di licenze, i fatturieri, i demolitori del territorio, gli approfittatori della manna pubblica, i privilegiati e i farabutti di ogni specie” è cosa buona e giusta. Magari, se ci passassero il compito per copiare le misure di contrasto che hanno escogitato per colpirli, gliene saremmo grati! Che SU si dichiari pronta ad elaborare, in 15 giorni, una controfinanziaria in grado di sostituire quella presentata e che sia una panacea per i mali che affliggono il Paese, non solo è un’utopia, per altro tipica del suo credo, ma un’operazione degna degli incantesimi di mago Merlino. Tra i sette nani, i Gatti con gli stivali, l’uomo mascherato, Paperon dè Paperoni, Diabolik, Pinocchio ecc, saremmo già al completo con i personaggi tratti dalla fantasia. Forse sarebbe meglio rapportarsi con la realtà, anche se dura.

      L’Informazione propone una lunga intervista a Clelio Galassi in cui l’esponente DC si addentra, a tutto campo, nei temi politici di attualità su cui si concentra l’attenzione dell’opinione pubblica. L’analisi è molto lucida ed argomentata e fornisce risposte puntuali ad interrogativi anche spinosi e complessi. Al termine del pezzo, l’intervistatore chiede a Galassi se si candida a ricoprire incarichi. Questa la risposta: “anche nella politica, come nella vita, ogni stagione ha i propri frutti. Io, da tempo, ho sottolineato la disponibilità a dare il mio contributo dove richiesto, senza andare a ricercare né incarichi politici, né prebende. E’ una scelta che ho fatto da 10 anni e continuo a confermarla”. Caso lodevole e più unico che raro di rinuncia all’appartenenza alla categoria dei dinosauri in carriera. Peccato, perché Clelio ha rappresentato, negli ultimi anni, un esempio singolare di positiva evoluzione della specie, cosa che potrebbe portare buoni frutti anche nell’attuale stagione di sofferta carestia.

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      Giovedì 25 novembre

      Tribuna scrive: “Sulla Finanziaria l’incognita EPS e ribelli DC”. Nell’articolo, si da conto di una sarabanda di dichiarazioni catastrofiste di esponenti di opposizione, ma anche di maggioranza, che esplodono proiettili (o forse petardi) contro la legge finanziaria, che è tutta sbagliata e tutta da rifare. Spicca “il giudizio severo” di Menicucci (EPS) secondo cui “dalle difficoltà non si esce con un aumento fiscale, ma creando prospettive”. Cresce d’intensità l’applausometro! Non ci sono più le mezze stagioni. Si stava meglio quando si stava peggio. Meglio la gallina oggi che l’uovo domani. Cosa dire di fronte a cotanto sfoggio di saggezza e lungimiranza, corroborate da illuminanti proposte? Forse si potrebbe eccepire che la Finanziaria non è piombata oggi sul tavolo di Menicucci, ma che, come ricorda il capogruppo consiliare della DC, Luigi Mazza, “da tre mesi è oggetto di esame nelle decine di incontri tenuti da governo e maggioranza in cui gli EPS preferivano stare in silenzio”. E’ vero che il silenzio è d’oro, che un bel tacer non fu mai scritto, CHE E’ MEGLIO STAR ZITTI E DARE L’IMPRESSIONE DI NON CAPIRE, CHE APRIRE BOCCA E TOGLIERE OGNI DUBBIO. Però una parolina gli EPS l’avrebbero potuta dire per presentarci all’altezza delle loro aspettative e alleggerirci dall’accusa di essere Dracula il vampiro!

      L’Informazione titola: “Condanna per la banda delle scimmiette”. Si tratta del processo per una serie di furti compiuti tra il 2008 e il 2009, da parte di un gruppo di giovani, che ha visto, tra la refurtiva recuperata, il rinvenimento anche di due scimmiette ed un caimano. Sarebbe giusto accordare a questi ladri una bella amnistia nel caso si impegnassero nella cattura di caimani politici circolanti nel Paese e nella rieducazione di quelle scimmiette (umane) che non parlano, non vedono e non sentono, rendendosi così complici dei caimani, nelle loro predazioni.

      Il Corriere dà risalto ad una dichiarazione del consigliere del PSD Marino Riccardi che tuona: “Valentini sarà ricordato come il Segretario delle tasse”. Sottintendendo, con ciò, tutto il suo disprezzo. Nella fiera dell’idiozia demagogica che monta in questi giorni di dibattito consiliare sulla Finanziaria, c’è una gara a chi le spara più grosse per guadagnarsi titoli di giornali e applausi, a costo zero, del popolo mugugnante. Non ce lo vediamo il buon Pasquale entrare nei libri di storia nei panni di Torquemada, aguzzino della Santa Inquisizione, o come Gabelliere del Papa, che proprio nella confinante regione Marche, ai tempi dello Stato Pontificio, veniva accolto nelle case come un appestato. Forse è meglio accostarlo ad un “eroe borghese” (Ambrosoli) per l’onestà intellettuale ed il senso di responsabilità messi a disposizione del Paese, anche a costo dell’impopolarità. Ci viene in mente una frase controcorrente di Padoa Schioppa, ex Ministro delle Finanze del governo Prodi, che disse: “pagare le tasse è bello”. Sembrerebbe una provocazione e un paradosso. In realtà, voleva affermare il concetto che le tasse sono la fonte insostituibile di finanziamento per soddisfare bisogni pubblici, senza le quali chi è povero sarebbe ancora più povero. Fa specie che Riccardi, figlio di una cultura politica di sinistra, che ha nel suo DNA la giustizia sociale e la difesa dei più deboli, ripudi la leva più adatta di perequazione. Che si sia convertito al Berlusconismo, terreno di coltura dell’evasione fiscale, della deregulation, dello smantellamento dei servizi pubblici? Se è così, lo vada a spiegare agli elettori che lo votano!

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      Mercoledì 24 novembre

      Argomento del giorno, ampiamente trattato da tutti i giornali, è “la scelta di Pasquale Valentini” che ha rinunciato a ricandidarsi alla Segreteria della DC al Congresso del Pdcs del prossimo 26 novembre, dichiarandosi determinato a concentrarsi sull’incarico attualmente detenuto di Segretario di Stato alle Finanze. Decisione che spiazza i componenti del Patto in ragione dell’affidabile garanzia che la sua linea politica fedele al programma e alla coalizione uscita vincente dalla elezioni avrebbe rappresentato nel caso di riconferma, data per scontata. Rimescolamento di carte inatteso anche per la sua successione che vede in pole-position Marco Gatti, indicato come favorito e interprete delle posizioni espresse dalla DC nell’ultimo Consiglio Centrale. Se è vero che le idee camminano sulle gambe degli uomini, quelle di Valentini hanno dimostrato di essere solide e sicure. Non dubitiamo che lo possano essere anche quelle del nuovo Segretario che sarà chiamato a ricevere una onerosa eredità.

      San Marino Oggi intervista Gabriele Gatti, che potrà avere anche mille torti, ma che sulla pervicace aderenza al suo verbo è un campione mondiale di perseveranza. Lo dimostrano alcuni passaggi eloquenti dell’intervista dove il Gatti-pensiero viene riproposto sotto forma di polpette avvelenate e mistificazioni ammantate di propositività e buonismo, in linea con la tradizione. L’intervistatore domanda: “Quali sono le sue idee per incrementare le entrate?”.Nel ventaglio delle ipotesi avanzate spiccano: “l’ampliamento dell’offerta dei giochi”; “un condono edilizio e fiscale tombale”; “l’apertura di un grande ipermercato”. Sui giochi, esiste una posizione negativa sottoscritta nel programma elettorale del Patto cui Gatti, come suo autorevole componente, dovrebbe essere tenuto a conformarsi. Sul condono tombale, si tratterebbe di un regalo sontuoso agli speculatori arricchitisi con abusi devastanti e ai furbetti del quartierino accomodatisi a tavola per spartirsi la torta. L’ipermercato si accompagnerebbe agli eco-mostri e alle cattedrali nel deserto già erette nel territorio che stanno collassando in termini di produttività e opportunità occupazionale.
      Dall’esperienza e dall’inventiva di Gatti, sarebbe stato lecito attendersi di più e di meglio.

      L’Informazione titola: “Il Segretario Marcucci convoca oggi la stampa per urgenti comunicazioni – Dimissioni?”. La notizia getta scompiglio e provoca apprensioni e attese da parte della politica e della cittadinanza. L’anticipazione, fatta dallo stesso Segretario, circa “l’urgenza delle comunicazioni”, fa temere cataclismi e colpi di scena clamorosi; non per niente in Italia questa formula viene utilizzata, e solo rarissimamente, dal Presidente del Consiglio per informare il Parlamento di eventi straordinari. Certamente le ventilate dimissioni del Segretario di Stato al Lavoro rientrerebbero in questa casistica e pertanto frotte di giornalisti col taccuino in mano e batterie di telecamere, accuratamente posizionate, affollano la sala stampa, in attesa dello scoop. In serata, si conoscerà l’andamento e le conclusioni della conferenza, raccontati dai mass-media e dai testimoni oculari presenti, da cui si apprende quanto segue: il sipario si apre con l’attore protagonista che declama in 5 punti “il quintalogodel suo pensiero (Mosè era riuscito a fare di meglio). Non fidandosi della comunicazione orale, provvede alla distribuzione agli astanti di un ciclostilato in cui i 5 punti vengono riportati per iscritto, con la raccomandazione di leggerseli almeno 3 volte al giorno dopo i pasti e di protocollare il documento per non accampare scuse di smarrimento. Dopodiché si lancia in una giaculatoria sui seri problemi occupazionali del Paese, su cui lui stesso dovrebbe essere impegnato ad intervenire. Seguono accorate rassicurazioni a Tremonti al quale manda a dire che San Marino non è un covo di banditi, trafficanti, contrabbandieri, truffatori ecc, bensì un Paese di galantuomini immacolati e incensurati, senza alcuna pendenza a carico. In serata, arriverà un telegramma di Tremonti che, apprese on line, in tempo reale, queste notizie, che gli erano state precedentemente nascoste a sua insaputa (Scajola docet) informa che sta prendendo il primo aereo per venire a firmare i tanto sospirati accordi di collaborazione. Ma non è finita qui, perché il Segretario, in preda a raptus cattedratico, cita la Carta Costituzionale italiana, laddove sancisce che il cittadino deve essere liberato dal bisogno e quindi, parallelamente, anche ai sammarinesi si deve riconoscere il diritto al clistere istituzionale e mutuabile. A questo punto, un giornalista, sopravvissuto all’eruzione vulcanica, azzarda timidamente una domanda: “Di fronte alla situazione che lei ha denunciato e alla dissociazione del suo Partito dal governo lei è intenzionato a rassegnare le dimissioni?”. Risposta lapidaria: “In questo momento di così gravi difficoltà per il Paese, non abbandono certo le mie responsabilità”. Questo sì che è parlar chiaro. Tanto di cappello all’atto di eroismo! Tutto è bene ciò che finisce bene!!

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      Martedì 23 novembre

      Tribuna riproduce, in copertina, una fotografia agghiacciante, corredata da un titolo clamoroso: “Referendum: golpe del Governo”. Nell’articolo, il suo redattore Giuseppe Morganti, sferra un attacco al calor bianco al Governo e al Segretario agli Interni Ciavatta, colpevoli, a suo parere, di “Esercitare interferenze dei loro poteri sull’espressione della volontà popolare, in contrasto con l’articolo 14 della legge che regola il referendum”. Sostiene, in sostanza, che si vuole vanificare la consultazione referendaria, attraverso interventi del Congresso di Stato e Reggenza che avocherebbero a sé poteri indebiti. Ciò, attraverso la richiesta  al Collegio dei Garanti un secondo parere con cui pronunciarsi e cioè “Se le attività compiute dal Governo adempiono o meno a ciò che la sentenza (di ammissibilità) considera come necessario per soddisfare il quesito referendario”. In buona sostanza, il Segretario Ciavatta non si inventa niente di golpistico nelle sue dichiarazioni ma si limita a citare quanto è testualmente sancito nel testo della sentenza del Collegio dei Garanti, alla quale conferma di conformarsi. Se la vada a leggere chi va a caccia di streghe.
      Chi evoca carri armati in piazza e Pinochet redivivi ha una strana concezione della democrazia. A questo punto, la domanda da porsi è la seguente: Morganti ci è o ci fa? Se ci è gli assicuriamo la nostra totale solidarietà umana. Se invece ci fa, non ci sorprenderemmo di ulteriori uscite deliranti confezionate in mala fede per screditare una maggioranza ed un Governo seri ed operosi che non corrispondono alla sua visione politica, confusa e demagogica.

      San Marino Oggi riporta l’inappellabile stroncatura del PSRS che profetizza e sentenzia: “Finanziaria: game over per il Patto”. Significativa la terminologia usata, dove, per gli ignoranti a digiuno di inglese, game over sta per partita finita e avvio della partita successiva, come avvisano le scritte luminose dei giochi elettronici. Si autopropongono per impugnare i pulsanti, quelli che di giochi se ne intendono e che di palle non ne hanno solo 2, ma ben 3 come ne avevano una volta i flipper. Gente dotata di smisurata fantasia e geniale creatività che li porta a suggerire strade originali e luminose per incrementare le entrate finanziarie. Strade che conducono ai tavoli verdi dove chi resta al verde è la fonte benedetta di approvvigionamento di soldi, non solo per le sofferenti casse dello Stato, ma anche per le casseforti personali di chi ci specula sopra. Se poi con questa operazione si prepara la cassa… da morto per i cittadini e per il Paese, CHI SE NE FREGA!

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      Lunedì 22 novembre

      Tribuna intervista, offrendogli un mega spazio di due intere pagine, Claudio Muccioli che bacchetta il suo Partito: “La DC si è troppo appiattita su Alleanza Popolare”. Anche lui, insieme al collega Francesco Mussoni, si è iscritto al club per la protezione della sogliola. Dove per sogliola si intende la stessa DC, che sarebbe costretta ad arenarsi nella sabbia dei bassi fondali e ad assottigliarsi sempre di più per assorbire il peso soffocante di AP che ne condiziona i suoi movimenti subacquei. La sua ricetta per emergere in superficie è: “Una verifica interna dove, qualora emergano situazioni di difficoltà da parte di chi assume incarichi prestigiosi, questi ultimi devono rimettere il mandato nelle mani di altri che forse potrebbero ottenere risultati più positivi e fondamentali per il Paese”. Consigliamo al dottore (anzi al veterinario in pescicoltura) di rivolgersi alla trasmissione “Chi l’ha visto?” per rintracciare gli assi sostitutivi, oppure affidarsi al “National Geographic” per rimpiazzare la sogliola con le anguille e gli squali.

      L’Informazione scrive che: “E’ stato prorogato l’accordo sui rifiuti con la Regione Emilia Romagna”. Una notizia rassicurante che però non ci tranquillizza sullo smaltimento dei rifiuti tossici, esclusi dall’accordo, cosa che non ci permette di disfarci di quei politici pericolosamente inquinanti che hanno attentato – e continuano a farlo – alla salute dei cittadini.

      San Marino Oggi si sofferma sulle “Intercettazioni illegali – la questione approda in Congresso di Stato”. Il giornale informa che, “nonostante la legge sia già in vigore a San Marino, ancora non è possibile effettuare intercettazioni telefoniche”. E allora di che cosa stiamo parlando?
      O le intercettazioni vengono fatte comunque e in modo abusivo perché “
      L’apparecchiatura per effettuarle non sarebbe poi tanto difficile da procurare per chi opera nel settore”. Nel qual caso andrebbero fatte indagini accurate da Magistratura e Forze dell’ordine e perseguiti gli illeciti. Oppure, si sta agitando un fantasma minaccioso, alimentandolo con ipotesi vaghe e fantasiose, non suffragate da riscontri. Cosa non meno inquietante se viene usata per determinare un clima di sospetti, intimidazioni e di ricatti altamente condizionanti, anche in assenza di azioni illegittime e comportamenti compromettenti.
      Si attende chiarezza da chi di dovere.

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      Domenica 21 novembre

      La Voce dell’incontinenza dedica ampio spazio alle dichiarazioni apocalittiche di Simone Celli, secondo cui “Il bilancio è un’operazione di macelleria sociale”. Frase ad effetto, ma non troppo originale, che Celli scopiazza dal Bignami degli slogan celebri. Pare di capire che Governo e maggioranza si siano adoperati per imbandire la tavola dei sammarinesi con spiedini al sangue, ossibuchi, frattaglie assortite, fegatelli amari, paté d’oca, cervello affumicato. Possiamo rassicurare Celli che, rispetto a questo truculento menù, se ne potrà proporre un altro con migliori portate, seppure a prezzo fisso e con lo champagne escluso dalla lista delle bevande.

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      Sabato 20 novembre

      Tribuna riporta un comunicato del PSRS, stizzito per un articolo dello stesso giornale, del giorno precedente, sulla costituente socialista. La replica è perentoria: “Nessuna marcia indietro, il PSRS non entrerà nella costituente socialista”. SI-NO-SI-NO. Siamo al quarto ripensamento sulla fatidica scelta e il dubbio amletico sull’”essere o non essere” soci costitutivi dell’unificazione socialista, sembra dilaniare i pensatori del Partito. Augusto Casali (NPS), leader dei compattatori, minaccia “chi è dentro è dentro chi è fuori è fuori”. Basta questo monito per portare scompiglio e terrorizzare i petalisti del garofano. Per un Partito con la cultura di governo (e che cultura!), costretto a starne fuori, star fuori anche dal processo di aggregazione dell’area socialista, fa temere l’isolamento e l’allontanamento dell’orizzonte agognato del ritorno al potere. In questa chiave, aspettiamoci ulteriori ripensamenti dei ripensamenti, tra gli strateghi con più fiuto di poltrone.

      Sempre Tribuna riporta la posizione dei DDC che ironizzano sulla recente visita del Governo in India e sui rapporti con l’Italia dove “Siamo in un cul de sac”. Apprezzabile la colta citazione francese. Rispetto alla quale si potrebbe dire che, per non prenderlo definitivamente nel “sac”, e proteggere il “cul” del Paese, il Governo sta esplorando strade alternative a quelle accidentate con l’Italia. Il fatto che tra queste ci possa essere anche quella che conduce all’India, non autorizza la facile ironia e l’accusa ad Antonella Mularoni di “chiedere aiuto a Ganesh, la divinità induista che elimina ogni ostacolo”. Se fosse così, sarebbe più comodo, logisticamente, rivolgersi a San Gennaro. Lo scopo è quello di gettare le basi per opportunità di investimento che non arrivino lentamente in groppa agli elefanti montati da Sandokan, ma con la velocità dei jet e l’affidabilità di investitori internazionali. Se i DDC preferiscono i risparmiatori di Corpolò, ci facciano sapere.

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